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Nostro Signore Gesù Cristo Re Dell’Universo

Già l’angelo Gabriele, parlando a Maria del Figlio annunciato, l’ha indicato come ‘il re’, il Re promesso da Dio a tutto il popolo, e quindi dal popolo atteso con gioia e trepidazione: “Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine!” (Lc 1,32s). Gesù poi ha continuato a parlare del regno di Dio, regno del quale sapeva d’essere l’erede, tanto da promettere ai suoi discepoli di farli partecipi del suo servizio: “Io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me… Siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele” (Lc 22,29).

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XXXIII domenica del tempo ordinario

l ciclo dell’anno liturgico volge al termine e la chiesa contempla le cose ultime per collocare nella loro vera luce le cose presenti. Gesù era appena uscito dal tempio dopo aver elogiato l’offerta dei due spiccioli della vedova e i discepoli lo invitano a contemplare le meraviglie della sua costruzione. Siamo al cap. 13 di Marco e l’evangelista mette in bocca a Gesù un lungo discorso di stampo apocalittico. Mescola in un’unica sequenza gli avvenimenti della morte-risurrezione di Gesù, della distruzione di Gerusalemme, delle tragedie della storia umana, delle prove e del martirio dei credenti, dei segni cosmici alla fine dei tempi, del giudizio finale imminente. Con la predizione della rovina del tempio, avvenuta per opera dei romani nell’anno 70 d.C., mentre i lavori di ricostruzione, iniziati sotto Erode il Grande negli anni 20/19 a.C., si erano conclusi nell’anno 64 d.C., Gesù mette in guardia i suoi discepoli: sappiate sfuggire all’inganno, vegliate! Quell’avvertimento,Vegliate, è l’ultima parola del cap. 13, quella che introduce il racconto della passione di Gesù. Tutto è orientato alla manifestazione della gloria del Signore crocifisso, non semplicemente nel suo aspetto giudicante alla fine dei tempi, ma nel suo aspetto di rivelazione dell’amore del Padre per i suoi figli che costituisce l’unico mistero significativo per il nostro cuore. Così prega la colletta: “donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio”. La stessa immagine suggerisce il canto al vangelo: “Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,36), da intendere: possiate essere degni di veder manifestato in voi l’amore del Signore in modo tale da vivere la vostra vita nel segno del suo splendore.

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XXXII domenica del tempo ordinario

La lettera agli Ebrei ci parla del mistero centrale della nostra salvezza: i peccati di molti sono perdonati grazie all’offerta che Gesù Cristo ha fatto di se stesso una volta per tutte! Egli, entrando nel cielo, si è presentato al cospetto di Dio in nostro favore! Noi quindi viviamo riconoscenti a lui, cui dobbiamo la salvezza, e attendiamo la sua seconda venuta: allora egli giudicherà il mondo! Egli lo giudicherà secondo quella Parola che lui ha già pronunciato, e che noi abbiamo udito e teniamo nel cuore: il suo giudizio dunque non ci riserverà sorprese, perché conosciamo la sua volontà! Siamo quindi fortunati, abbiamo ricevuto una grazia grande quando abbiamo conosciuto il Signore, maestro che ci prepara alla vita eterna! Con desiderio ardente cerchiamo di guardare a lui, di udire ogni sua parola, di vedere ogni espressione del suo volto!

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XXXI domenica del tempo ordinario

Ci troviamo ormai a Gerusalemme e Cristo ha già compiuto il gesto forte di cacciare i venditori del tempio. Dopo essere stato interrogato da sommi sacerdoti, scribi e anziani sulla sua autorità e sulla resurrezione dei morti ora subisce per la terza volta una sorta di interrogatorio. Questa volta è uno degli scribi, certamente a conoscenza che Cristo compiva gesti significativi nel giorno di sabato, a porgli la questione di quale è il grande comandamento, quello che anche Dio ha osservato e per questo considerato il primo di tutti i comandamenti, cioè il riposo del sabato.

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