Articoli

Giornata della Pace

Così benedirete gli Israeliti e direte loro…”: com’è bello e consolante sentire che Dio si preoccupa di benedire il suo popolo, e non lo vuol fare dall’alto dei cieli in modo che gli uomini nemmeno se ne accorgano! Gli uomini devono sapere che sono benedetti da Dio e quindi devono udire con le proprie orecchie le parole che li riempirà di consolazione e beatitudine. Ci sarà perciò qualcuno che pronuncia le parole suggerite da Dio, e questi saranno i sacerdoti, “Aronne e i suoi figli”. Il mistero dell’incarnazione comincia ad essere assaporato dagli uomini già in questo modo. Le parole della benedizione di Dio vengono pronunciate dalle labbra degli uomini, sgorgano dal loro cuore, portano con sè il soffio e il timbro della voce umana, ma sono di Dio, anche se necessariamente egli si serve di uomini peccatori! Dico necessariamente non perché è necessario che gli uomini siano peccatori disobbedienti a Dio, ma perché non se ne trovano di immuni dal peccato. Dio si adatta a questa situazione. Noi conosciamo la nostra difficoltà ad adattarci a questo e pretenderemmo che gli uomini di cui Dio si serve siano come angeli, a costo di rifiutarci di riconoscere il loro ministero. Non hai detto anche tu che fai fatica a confessarti da un uomo? E perché non chiedi mai la benedizione ad un prete? Pensi anche tu che egli non sia degno di pronunciarla?

Continua a leggere

Quarta domenica di Avvento

Per chi si è preparato, l’Eucaristia è più bella, e sarà certamente più fruttuosa, e la sua partecipazione un dono migliore ai fratelli.

Dio stesso ha voluto che il suo popolo sia preparato ad accogliere sia la sua Parola pronunciata in maniera comprensibile dal Figlio, che i suoi mirabili prodigi di salvezza: ha preannunciato molto tempo prima gli eventi. Oggi leggiamo nel libro del profeta Isaia le parole che vari secoli dopo Maria si è sentita rivolgere dall’angelo. Ella conosceva quelle parole grazie alla meditazione delle Scritture: era così preparata ad udirle come parole rivolte a lei, parole che la riguardavano in prima persona. E anche Giuseppe, come narra il vangelo di Matteo, ha udito parole simili nel sogno, parole già conosciute, che proprio per questo gli hanno dato sicurezza e pace nel prendere Maria come sposa.

Continua a leggere

Terza domenica di Avvento

Giovanni Battista si trova in prigione e sente parlare di quello che Gesù fa. Non era proprio quello che si era immaginato rispetto al messia che aveva indicato presente nel mondo. È lui oppure lui fa parte di coloro che precedono la venuta del messia? La domanda, nel suo risvolto angosciante, rivela la libertà del mistero di esprimersi al di fuori dei nostri schemi. Lo ‘scandalo’ è sempre in agguato. Perché il messia si muove così? Come mai la sua azione non corrisponde a quello che ci eravamo immaginati, che ci aspettavamo, che sembrava corrispondere alla stessa promessa di Dio? Non è solo la domanda del Battista, ma di tutti i credenti.

Continua a leggere

Prima domenica di Avvento

La Chiesa di rito latino inizia oggi il tempo di Avvento, quattro settimane impiegate ad esercitare quella vigilanza che ci deve caratterizzare sempre. Il cristiano vuole essere attento e vigilante a tutto quello che succede, sia per vedere dove riversare l’amore che Dio gli ha messo nel cuore, sia per difendere la propria fede dalle molte tentazioni e seduzioni che la insidiano, sia per riconoscere negli avvenimenti il rivelarsi della volontà del Padre. Oggi appunto sentiamo una pagina del vangelo in cui Gesù raccomanda, anzi, comanda la vigilanza. Egli stesso è il Signore “ che viene” per incontrare coloro che lo attendono.

Continua a leggere

XXXIII domenica del tempo ordinario

Avvicinandoci alla fine dell’anno liturgico diventa quasi naturale meditare sul momento che ci avvicina alla meta della nostra esistenza, al traguardo, e quindi alla fine di quanto abbiamo visto e goduto lungo il cammino.

L’occasione per parlare di questo futuro viene data a Gesù dai discorsi che egli ode nei piazzali del tempio di Gerusalemme. Questo tempio era una magnifica opera d’arte, una meraviglia per tutti. Come tutte le cose belle e buone anche il tempio diventava tentazione: tentazione di gloriarsi di esso dimenticando di alzare lo sguardo a Dio e di obbedirgli, cioè di essere attenti alla sua vera immagine, l’uomo che ci cammina accanto, anche se povero e sofferente.

Continua a leggere

XXXII domenica del tempo ordinario

“Non di tutti infatti è la fede”: con queste parole San Paolo spiega il motivo di molte sofferenze cui vanno incontro i cristiani. Essi vengono a trovarsi in mezzo a “ uomini perversi e malvagi”, che sono così perché appunto non hanno fede. La fede genera amore, la fede genera sapienza e cultura orientata a cercare la pace e le opere di bene, la fede cerca il conforto per tutti, la fede mette l’uomo in ricerca delle occasioni per donare se stesso. La fede infatti è dono del Dio dell’amore, il Dio  Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ha offerto se stesso per gli uomini peccatori.

Chi crede diventa capace di offrirsi e trova la sua gioia nel potersi donare.

Continua a leggere

XXVII domenica del tempo ordinario

Venite, applaudiamo al Signore, / acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie, / a lui acclamiamo con canti di gioia!

Il salmo di risposta alla prima lettura ci fa contemplare Dio come colui che tiene in mano la nostra vita e la rende sicura, la realizza pienamente, la riempie di gioia!

Il brano del profeta Abacuc, a dire il vero, si apre con una lamentela rivolta al Signore. Molte volte il nostro sguardo è spettatore di situazioni penose, di sofferenza, persino di violenza e di ingiustizia. Liti e contese distruggono i popoli, e scoraggiano anche la nostra speranza. Ma proprio nel momento della nostra delusione e del nostro grido di aiuto Dio risponde con una parola di incoraggiamento. Possiamo continuare a sperare, perché Dio non si è dimenticato di noi. “ Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”: Il  giusto, colui che si appoggia al suo Dio e vive obbediente alla sua parola, non deve temere. Semmai può temere “ colui che non ha l’animo retto”, perché questi non è aggrappato alla “ roccia della nostra salvezza”. Colui che obbedisce a Dio invece vive, ha gioia e sicurezza, grazie alla sua fede, grazie alla sua obbedienza alla parola di Dio.

Continua a leggere

XXIII domenica del tempo ordinario

Le parole di Gesù suonano così perentorie da incutere timore: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo … Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Non sono parole dette in astratto, ma rivolte proprio a chi era rimasto affascinato da Gesù e lo seguiva. È come se Gesù volesse ribadire: non crediate di ottenere vantaggi venendomi dietro. La posta in gioco è assai più alta.

Continua a leggere

XXII domenica del tempo ordinario

Domenica scorsa Gesù terminava il suo insegnamento raccomandando di arricchire davanti a Dio. A noi è rimasto l’interrogativo: come si fa? Quali sono le “ ricchezze” valide “ davanti a Dio”? Forse oggi riusciamo a cogliere la risposta dalla bocca stessa di Gesù. Il nostro cuore e la nostra mente vengono preparati dalle parole del Siracide. Questi fa l’elogio dell’umiltà e della modestia, atteggiamenti che favoriscono la capacità di ascolto, accrescono la propensione alla meditazione, fonte di saggezza; dalla saggezza poi scaturisce la generosità verso i poveri.

Ora ascoltiamo Gesù, che accoglie un invito a pranzo. Colui che invita è uno dei capi farisei. Noi sappiamo che queste persone tanto religiose non sono propense a prendere sul serio il Signore. Lo chiamano “ maestro”, ma cercano occasioni per spiarlo e trovare nelle sue parole appigli per pensare e parlare male di lui rendendogli ostile la gente. Gesù accetta ugualmente l’invito: chissà, forse qualcuno fa tesoro della sua presenza e delle sue parole. Oggi noi vogliamo essere tra questi.

Continua a leggere

XVI domenica del tempo ordinario

Abramo accolse tre uomini  sotto l’albero. Offrì loro la possibilità di rinfrescarsi i piedi, preparò pane latte e carne per la loro fame. Alla fine s’accorse d’aver accolto Dio stesso, il suo Dio, che volle premiare la sua ospitalità oltre ogni aspettativa: gli preannunziò la nascita del figlio, senza tener conto dell’età sua e di quella della moglie Sara.

Di ospitalità parla pure il Vangelo. Marta e Maria accolgono Gesù con i discepoli durante il loro viaggio. Sono saliti da Gerico e stanno arrivando a Gerusalemme. Stanno pure continuando un viaggio interiore, un cammino, cui li obbligano le parole e la decisione del Maestro. Egli si è appena rivolto a loro con la parabola del buon Samaritano. Attraverso di essa egli ha parlato di se stesso in maniera velata, ma comprensibile, e inoltre ha lasciato intendere come i suoi discepoli devono essere pronti a servire i fratelli con una disponibilità totale.

Il breve brano di Luca ci mostra ora come Gesù può essere accolto. Le due sorelle gli aprono la porta. Marta lo accoglie  nella sua casa, Maria lo accoglie nel suo cuore. Noi impareremo da tutte e due.

Continua a leggere