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VI domenica del tempo ordinario

Oggi la liturgia proclama le beatitudini secondo il testo di Luca che, a differenza delle nove proposte da Matteo, ne elenca quattro. Con questa annotazione specifica: Gesù si rivolge ai discepoli direttamente. Come a dire: ciò che vi sto annunciando vale in ragione del fatto che avete accolto in me l’Inviato di Dio, colui che dalla parte di Dio non solo vi richiama al mistero del Regno ma vi concede di gustarlo e di condividerlo. Nei termini delle beatitudini, la parola di Gesù si può intendere: chi cerca la sua felicità senza che la Mia gioia lambisca il suo cuore resterà nella fame e nel pianto; chi vuole a tutti i costi la sua felicità, solo calcolando come una eventuale aggiunta il dono della Mia gioia, finirà per trovarla traditrice e si troverà ingannato dai suoi fratelli e perderà la sua integrità. Perché la felicità di cui parla Gesù, quella alla quale anela profondamente, sebbene con mille contraddizioni, il nostro cuore, ha a che fare con la scoperta della prossimità di Dio che in Gesù rivela tutto il suo mistero di amore e accondiscendenza per noi e che sana i nostri cuori.

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V domenica del tempo ordinario

Il nostro Dio è un Dio… strano: vuole servirsi solo di uomini peccatori, o meglio, che sanno di essere peccatori! Potrebbe essere questa la conclusione della lettura dei brani odierni, che ci mettono davanti le figure del grande profeta Isaia e degli apostoli Pietro e Paolo. Pur tanto diversi, questi uomini hanno in comune due realtà: chiamati da Dio, si riconoscono peccatori.

Isaia si accorge di essere alla presenza del Dio immenso quando gli viene donata la visione dei Serafini, che cantano le parole, divenute poi la lode di tutti i cristiani nel momento centrale della liturgia: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”.

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IV domenica del tempo ordinario

Quando si proclama il vangelo nella liturgia siamo resi contemporanei alla vicenda di Gesù. La parola che ascoltiamo è per noi, è pronunciata ora, custodisce tutta la sua potenza di salvezza nell’attualità del tempo in cui viviamo, se l’accogliamo. È esattamente quello che ha voluto dire Gesù ai suoi concittadini a Nazaret: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21). Faccio memoria di due altri passi del vangelo per sottolineare la valenza di quell’ ‘oggi.’ Quando Gesù vuole incontrare Zaccheo dice: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” E a incontro avvenuto conferma: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza” (Lc 19,5.9). Sulla croce, davanti alla supplica del buon ladrone, Gesù gli promette: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43). È il senso della proclamazione della parola di Dio che risuona nei nostri orecchi: oggi porta a te la salvezza!

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III domenica del tempo ordinario

Nazaret da parte di Gesù nella narrazione di Luca in sinossi con quella di Matteo cogliamo meglio il suo mistero. Luca colloca l’episodio all’inizio del ministero di Gesù, senza tener conto delle contraddizioni del racconto nel senso che fa riferimento a eventi narrati solo in seguito. Secondo Luca, l’episodio prefigura il rifiuto che incontrerà Gesù da parte delle autorità religiose del suo popolo e la predicazione della salvezza ai pagani. Fin dall’inizio è come se volesse anticipare quello che avverrà alla fine. Mentre in Matteo l’episodio fa da contrasto tra i familiari di Gesù e i suoi discepoli. Lo colloca a conclusione delle sette parabole del regno, introdotte a loro volta dall’accoglienza dei discepoli come i nuovi familiari di Gesù: “Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12,50). L’episodio di Nazaret sancisce la ‘nuova famiglia’ di Gesù, la comunità di vita con i suoi discepoli, definiti con la beatitudine di non trovare in lui motivo di scandalo (cfr. Mt 13,57).

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II domenica del tempo ordinario

Le parole del profeta Isaia ricalcano altre pagine che abbiamo udito nel tempo natalizio, tempo in cui Gesù è stato manifestato come il dono di Dio per i poveri, l’inviato del Padre per far risplendere la luce ai popoli, il re degno di adorazione da parte di tutti, la stella visibile da lontano! Egli manifesterà l’amore di Dio per il popolo come l’amore di uno sposo per la sua sposa: sarà la gioia di tutti, di Dio e degli uomini! Questi gioiosi annunci ci aiutano ad accogliere la nuova manifestazione di Gesù, quella operata da lui stesso, la terza dopo quella della stella ai magi e quella del Padre al popolo raccolto da Giovanni presso il fiume Giordano.

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Battesimo del Signore

Con la festa del battesimo di Gesù si chiude il ciclo natalizio. L’Avvento si era aperto con l’invocazione del profeta: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19). I cieli si sono effettivamente squarciati lasciando ‘piovere il Giusto’, come oggi la scena del Battesimo di Gesù fa intravedere: “il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»” (Lc 3,21-22). I cieli che si aprono non preludono ad una visione del mondo celeste, ma alla discesa sulla terra dei beni divini, beni che dovevano caratterizzare il popolo di Dio dell’era messianica, dei quali il principale è proprio lo Spirito Santo, effuso su tutti, attraverso quel Figlio che lo possiede in pienezza.

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Solennità di Maria Madre di Dio

Il nuovo anno inizia con la celebrazione dell’ottava del Natale, festa della divina maternità di Maria. È come un’invocazione di benedizione su tutto l’anno. Dal Padre, che ha benedetto la Vergine Maria, la quale porta ed ha dato alla luce il Benedetto, discende per noi ogni benedizione. Se la formula di benedizione riportata nel libro dei Numeri concerne Israele, il salmo 66 la estende a tutta l’umanità perché ormai Colui, che del Padre è lo splendore, è nato per noi. In Lui si concentra la pienezza di benedizione, in Lui che è nato nella pienezza dei tempi, come dice l’apostolo. Ciò significa che la Sua benedizione copre tutti i tempi e contemporaneamente ogni genere di tempo, tutto il tempo della vita in tutte le situazioni possibili.

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Domenica della S.Famiglia

Prima lettura e Vangelo ci portano nel tempio di Gerusalemme. Negli episodi narrati da tutt’e due le letture è una madre che apre il cuore e la bocca.

Anna vuol andare ad offrire il sacrificio soltanto dopo che il figlio, Samuele, ricevuto come esaudimento della propria preghiera, sarà svezzato. Il suo sacrificio sarà il figlio stesso, che ella consacrerà al Signore lasciando che resti nel tempio per il servizio di Dio. Ella dimostra così di non averlo voluto per sé, per possederlo, ma per poterlo donare. Il bambino è nato come un dono da parte di Dio, e lei, la madre, vuole donarlo al Signore, riconoscente di essere stata ascoltata ed esaudita!

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Natale del Signore

Se consideriamo lo sviluppo della liturgia natalizia nei vari formulari delle Messe, il mistero del Natale appare in tutto il suo splendore. Una tensione unica percorre la liturgia, sottolineata dalle collette: Dio si fa uomo perché l’uomo diventi dio. Ciò significa che la natura dell’uomo è strutturata sulla vita divina e la liturgia del natale del Signore appunta lo sguardo sul mistero da dentro tale prospettiva. Come canta s. Efrem: “Benedetto colui che si è fatto piccolo senza misura, per farci diventare grandi senza misura…. Beato chi ha fatto dimorare le tue gioie nel suo cuore e che ha smarrito in te le sue pene! … Benedetto colui che è venuto in ciò che è nostro e ci ha uniti a ciò che è suo!…Il nostro corpo è diventato il tuo vestito, il tuo Spirito è diventato il nostro abito. Benedetto colui che si è adornato e ci ha adornato”.

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Quarta domenica di Avvento

Siamo ormai prossimi alla festa del Natale e la liturgia oggi è tutto un invocare il compimento del ‘volere’ la nostra salvezza da parte di Dio. Non è l’uomo a muovere Dio, ma è il volere salvatore di Dio che investe l’uomo. Il salmo 79 riassume bene gli aneliti dei cuori: “Risveglia la tua potenza e vieni a salvarciGuarda dal cielo e vedi e visita questa vigna”. Quel ‘volere’ si rivela in un volto di cui godremo finalmente la vista. Quel Giusto, quel Salvatore, di cui si invoca la discesa contemporaneamente dall’alto e dalla terra, è colui che di sé dice entrando in questo mondo:“Ecco, io vengo per fare la tua volontà”(Eb 10,7). La sua non è una dichiarazione puntuale, che avviene cioè in un determinato momento sottintendendo che prima non pensava in questi termini, ma è una dichiarazione eterna, frutto del colloquio eterno tra il Padre e il Figlio nell’amore che li lega tra loro e al mondo. L’apparire finalmente di Gesù nella storia umana non riguarda semplicemente la cronaca storica, ma concerne la dimensione eterna della storia umana. Lui ne è il fulcro, ne è la radice ed insieme il frutto.

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